Il magico potere del lavorare con le mani.
Capita a tutti di avere una giornata che non ne vuol sapere di uscire dalla palude Stigia dei pensieri governati dall’ansia o dal disagio per i mille piccoli-grandi problemi che non si possono risolvere subito. Quindi che fare? A letto tutto il giorno? Una scelta possibile e anche condivisibile, ma poco risolutiva. L’ansia tende ad aumentare, a meno che non si riesca a dormire profondamente per 16 ore di seguito. In tempi ormai remoti, ho provato con un rimedio che oggi è mutuato dalle neuro-scienze, ma che mio padre aveva ereditato dalla saggezza popolare dei suoi antenati: lavorare con le mani scaccia ogni tipo di disagio.
Quindi nei giorni grigio fumo, a volte cucino, a volte vado a fare una passeggiata, a volte penso a Marie Kondo e rimetto a posto tutto quello che è possibile riordinare - cambio anche la disposizione dei mobili in casa, ma questa è un’atra storia - e a volte vado in giardino e mi dedico a creare piccoli vasi di pot-puorri.
Il mio è un giardino minuscolo, dove ho piantato molte rose colorate, ciuffi di lavanda, un paio di limoni e anche una piccola pianta di mandarino cinese. Avevo una rigogliosa produzione di rosmarino, il mio orgoglio di aspirante ‘ maga delle spezie’, che però, per cause tuttora sconosciute, si è ammalato ed è seccato in una settimana. Un vero choc. E quindi al momento mi tengo lontana dalle erbe officinali, in attesa di recuperare un rapporto sereno con salvia, basilico, menta e affini.
In questo piccolo e riccamente assortito spazio dove i gatti del vicinato si dilettano a trovare il fresco in estate e riparo in inverno, le rose sono la vera calamita per me. Amo tutto delle rose. Tranne le spine, ovvio, ma a quelle basta stare un po’ attente e non sono un problema, solo una difesa. Di questo fiore semplice e complesso, dalla forma irregolare eppure ben definita, dalla forza invincibile e dalle proprietà insuperabili sono affascinata da sempre. La Rosa con le spine è una pianta che non si piega se non al gelo più intenso o al calore estremo e regala una gioia ipnotica con il suo boccio ricco di petali profumati dal colore vellutato.
Quando scendo in giardino in cerca di conforto, se ci sono rose già ben fiorite e pronte per essere raccolte, mi capita di volerle tenere con me in una forma più duratura del loro ciclo vitale. Allora le raccolgo, dispongo i petali sui ripiani dell’essiccatrice e li alterno con foglie di limone, rametti di lavanda, limoni tagliati a rondelle sottili. Poi metto tutto a essiccare e aspetto.
E’ un po’ come mettere una torta nel forno. Più o meno si sa cosa potrà, o dovrebbe, diventare una volta cotta. Però la sorpresa è l’incognita spesso presente, per me e le mie capacità, nell’arte bianca: a volte il sapore di un dolce appena sfornato è più buono di quello conservato dalla memoria, a volte l’aspetto è più entusiasmante di quello dell’ultima foto e questo è parte del fascino della pasticceria. Succede anche con i petali di rosa essiccati. A volte profumano molto, a volte per niente, mentre l’aroma delle foglie di limone compensa sempre con le sue note fresche e un po’ pungenti. Quando, alla fine, riesco a creare i vasetti di pot-pourri che poi regalo alle amiche o impilo sulla libreria di casa, mi sento sempre più tranquilla, fiduciosa. Ho superato l’ostacolo della giornata grigia con un apostrofo colorato di petali di rose.
Non cambia molto, è vero. Ma cambia il poco che serve per ogni giorno.